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Aquatio Cave Luxury Hotel & SPA

Un borgo storico nella città di Matera affacciato su una delle più belle viste sui Sassi rivive come Aquatio, un hotel diffuso a cinque stelle. Un unicum inscindibile di passato, presente e futuro che, grazie al contributo di Daikin, ha portato il clima ideale negli ambienti dalla storia millenaria.

Daikin climatizza anche i “Sassi”

Aquatio Cave Luxury Hotel & SPA è un albergo diffuso a cinque stelle, una struttura ricettiva costituita da 35 camere distribuite su sei livelli che si collocano su un costone del rione “Sasso Caveoso” di Matera, nella contrada denominata Conche risalente al XIII secolo. Un hotel che rappresenta un vero unicum nel mondo dell’ospitalità, per vari motivi. Per prima cosa è situato in una città, Matera, famosa per i suoi Sassi e prossima Città della Cultura, visitata da milioni di turisti affascinati dallo spettacolo costruito sulla calcarenite. Aquatio è frutto di un recupero fatto ad arte, realizzato ispirandosi alla natura stessa della pietra, scolpita e plasmata dall’opera millenaria di erosione da parte delle gocce d’acqua che con tempo e pazienza hanno scavato i banchi di calcarenite, modellando il paesaggio e rendendolo così unico nel suo genere. Non a caso, nel 1993 Matera è entrata a far parte del patrimonio UNESCO proprio per il sistema della raccolta delle acque, opera di alta ingegneria idraulica. Aquatio si colloca in questo luogo unico accogliendo in sé una parte di paesaggio urbanizzato; al suo interno è possibile cogliere tutti i temi e le stratificazioni architettoniche millenarie. Un recupero architettonico che, grazie alla tecnologia VRV Daikin con recupero di calore utilizzata per climatizzare e per rendere confortevoli gli ambienti dell’hotel, ha consentito alla comunità e agli ospiti di usufruire di un intero Borgo destinato altrimenti all’abbandono.

L’architettura in negativo

Le abitazioni primitive dei primi abitanti di Matera erano grotte scavate per mano dell’uomo, ricavate all’interno della calcarenite, fatte di spazi fluidi tra loro comunicanti e autoportanti. Le “case Palazziate” nascono per successive evoluzioni delle grotte utilizzate come cave a chilometro zero. Il materiale estratto, infatti, trasformato poi in blocchi regolari, veniva impiegato nella costruzione di muri in elevazione e di impalcati voltati. Nascono così le abitazioni su più livelli, i tetti delle case diventano le strade per accedere ai livelli superiori, tutto si fonde e si mescola in un ecosistema perfetto dove gli elementi architettonici sono funzionali al sistema dei collegamenti pedonali e dove l’acqua costituisce l’elemento naturale parallelo, raccolto dal cielo e convogliato all’interno di cisterne.

Il “Rione Conche” rinasce purificato

Il “Rione Conche” in cui è sorto Aquatio prende il suo nome dalla presenza di “conconi” e fossi nei quali l’acqua ristagnava formando delle piccole piscine, trasformate poi in cisterne. Il sistema ha smesso di funzionare con l’abbandono delle attività che concorrevano a mantenere l’equilibrio tra la presenza umana e quella dell’acqua. Da qui, l’assenza di ventilazione e la presenza di umidità hanno permesso all’acqua, non più correttamente raccolta, di infiltrarsi per riconquistare i luoghi sottratti. Per questo motivo, la prima fase del progetto ha richiesto un lungo intervento di restauro e risanamento conservativo sotto la direzione dell’architetto Cosimo Dell’Acqua su una superficie complessiva di circa 5.000 mq e durato quasi 8 anni.

Una struttura a tutto tondo nel segno della continuità

In questo progetto tutto ruota intorno alla goccia, l’ispirazione che ha guidato il fare progettuale durante la realizzazione del progetto generale ed esecutivo del recupero architettonico e distributivo del Borgo: dalla figurazione degli spazi interni, alla definizione degli arredi, fino alla creazione del progetto illuminotecnico. Una goccia è anche l’opera d’arte in bronzo di Kengiro Azuma “MU765G” situata in uno dei due ingressi principali della struttura, che riassume nella sua semplicità il senso della vita attraverso la metafora del ciclo dell’acqua.

La parte più bassa del complesso ospita la reception, il ristorante, la sala colazioni, la sala meeting, il centro benessere. L’ingresso si apre su due ampi slarghi che anticamente erano dei vicinati. Il progetto, coerentemente con la loro antica funzione, ha mantenuto il carattere di convivialità dei luoghi, attraverso l’area del relax, della ristorazione e delle numerose piazzette di incontro. Anche gli interni risentono esteticamente di questa funzione, le chianche che troviamo come pavimentazione dei vicinati entrano come fossero un’unica superficie, quasi a volerne indicare una continuità ideale. Gli arredi, vere e proprie opere d’arte, bianchi, fluidi, senza spigoli, fluttuano sui pavimenti. L’illuminazione proviene dal basso, attraverso corpi illuminanti discreti, posizionati in maniera strategica per creare effetti scenografici unici.

La sala ristorante è uno spazio flessibile, intercomunicante con la sala colazione; l’area meeting ha arredi progettati e realizzati su misura, di colore bianco minimal. Dalla reception è possibile accedere direttamente ai vari livelli della struttura attraverso un ascensore nella roccia oppure attraverso un percorso pedonale che costituisce sia un collegamento diretto al coperto tra le camere e la parte pubblica della struttura, che uno spazio necessario per garantire un’areazione naturale delle camere in grotta e ridurre il fenomeno dell’umidità. Le camere, presenti prevalentemente nella parte alta della struttura, sono tutte molto luminose, e godono di viste mozzafiato sul sasso Caveoso e sulla città antica, risalente all’età del bronzo e del ferro, dove sono presenti le chiese rupestri affrescate e i villaggi trincerati. Il sistema di illuminazione nelle camere ha previsto corpi illuminanti incassati a pavimento che creano una luce piacevole, soffusa, discreta, ma funzionale. Due lampade, due grovigli, quasi a ricordare le piante “rotolavento” caratteristiche della murgia materana, garantiscono i lux necessari per una confortevole lettura a letto.

La tecnologia per climatizzare in incognito

Un albergo diffuso in un contesto altamente vincolato come quello di Matera ha richiesto un attento lavoro da parte dei progettisti per provvedere alla climatizzazione degli ambienti, utilizzando innovazioni tecnologiche in grado di essere integrati nell’architettura e di rispondere alle esigenze particolari in tema di controllo dell’umidità e comfort. Le problematiche da affrontare erano di diverso tipo:

  • termiche, in quanto le caratteristiche peculiari dei locali da trattare richiedevano la totale indipendenza delle unità interne con la necessaria integrazione architettonica;
  • di qualità dell’aria interna, dovuta alla riduzione delle aperture verso l’esterno che rendevano particolarmente necessaria un’adeguata ventilazione dei locali;
  • igrometriche, per la tipologia strutturale con ambienti ricavati dentro la roccia viva che hanno richiesto una valutazione attenta del benessere termo/igrometrico.

Si è così deciso di adottare tecnologie ad alta efficienza che potessero minimizzare i consumi energetici e l’impatto ambientale e di integrare gli impianti con fonti rinnovabili di energia in un contesto caratterizzato dall’assenza di spazi esterni.

Allo scopo di minimizzare l’impatto estetico degli elementi dell’impianto di climatizzazione, sono stati adottati degli schermi bianchi per l’alloggiamento di terminali, che ricordano nel colore il latte di calce con cui i materani sanificavano gli interni delle loro abitazioni-grotta. Tali schermi sono elementi funzionali alla distribuzione degli spazi e degli impianti, inseriti con la volontà di evitare che le necessità impiantistiche andassero a intaccare la superficie delle pareti e delle volte presenti nei locali prevalentemente scavati. A tal fine gli impianti sono stati realizzati tutti sotto-quota pavimento, ad esempio un’ampia botola, coperta con palanche di legno recuperate dal cantiere e posta all’ingresso del ristorante, nasconde la presenza di un vano tecnico.

Un impianto unico per affrontare esigenze uniche

La scelta è caduta su un sistema centralizzato ad espansione diretta VRV Daikin con minimizzazione delle apparecchiature esterne per garantire la riduzione dell’impatto visivo, e su una tecnologia a recupero di calore con produzione integrata di acqua calda sanitaria costituita da un unico impianto per far fronte a tutte le esigenze termo/frigorifere della struttura, al fine di garantire l’indipendenza della modalità di funzionamento di ogni singolo locale.

La garanzia sulla qualità dell’aria in tutte le stagioni

Vista l’assenza di spazi tecnici per l’installazione di pannelli solari termici, la fonte rinnovabile è comunque assicurata dal sistema di recupero del calore di condensazione delle unità in raffrescamento e riscaldamento dell’acqua ad uso sanitario, con un conseguente grande risparmio energetico. Per supplire alla necessità di integrazione architettonica e tecnologica dei terminali ambiente, sono state utilizzate unità interne fan coil a pavimento da incasso con rivestimento realizzato in armonia con gli arredi delle camere. Per garantire la qualità dell’aria sono stati utilizzati recuperatori di calore entalpici e macchine per la ventilazione meccanica controllata che consentono l’immissione controllata della corretta portata di aria di rinnovo con recupero energetico sull’aria espulsa. In particolare, per il benessere termo/igrometrico è stata adottata una soluzione di compromesso data l’impossibilità di inserire sistemi di trattamento aria in un contesto architettonico caratterizzato dall’assenza di spazi per posizionamento di apparecchiature e canalizzazioni ingombranti. Il recuperatore di calore in funzionamento invernale consente così l’immissione di aria con minore umidità assoluta, mentre in funzionamento estivo permette l’introduzione di un giusto grado di umidità assoluta in abbinamento alle caratteristiche deumidificanti delle unità.

Conclusioni

L’adozione di un impianto centralizzato ad espansione diretta caratterizzato da ridotte dimensioni delle unità e delle componenti ha permesso di risolvere le problematiche legate alla riduzione dell’impatto architettonico e all’assenza di spazi installativi. La tecnologia a recupero di calore ha consentito l’utilizzo di un’unica macchina per far fronte a tutte le esigenze termo/frigorifere della struttura. Le caratteristiche estremamente peculiari dei locali da climatizzare hanno richiesto l’assoluta indipendenza delle singole unità interne in termini di modalità heating/cooling: il sistema di climatizzazione VRV a recupero di calore ha permesso di garantire questa indipendenza con una tecnologia poco invasiva e ingombrante. La funzione di recupero del calore di condensazione ha permesso di massimizzare le prestazioni energetiche dell’impianto risolvendo nel contempo la problematica dell’integrazione con fonti rinnovabili di energia.

 

Interviste ai protagonisti: Arch. Cosimo Dell’Acqua, progettista generale e direttore esecutivo

Quali condizioni abitative e di comfort si è prefissato di ottenere per gli ospiti?

«Abbiamo iniziato questa avventura nel 2009 all’interno dell’abitato dei Sassi, in un’area di 5.000 mq e in un contesto risalente al 1300, con l’obiettivo di realizzare una struttura di eccellenza con una condizione di comfort e benessere assoluta, preservando al contempo tutti i luoghi interessati dall’operazione e soprattutto le cisterne, ovvero gli elementi che hanno contribuito a far diventare Matera patrimonio mondiale dell’umanità. Le difficoltà legate all’aspetto impiantistico sono state tante, principalmente quelle legate all’umidità, alla temperatura e alla ventilazione. Allocare all’interno di questo abitato una soluzione tecnologica e dei macchinari che rispondessero a queste esigenze è stata una vera e propria sfida. La soluzione VRV Daikin ci ha permesso di rendere flessibile la climatizzazione e i diversi spazi indipendenti senza dover invertire i cicli di produzione del sistema. I recuperatori di calore hanno risolto il problema legato all’umidità e alla ventilazione degli interni».

Quali erano gli obiettivi che si è posto con la realizzazione di questo progetto?

«L’obiettivo era quello di recuperare un borgo che versava in condizioni di degrado assoluto. Dopo i primi anni passati a pulire gli ambienti dismessi, a rimettere in funzione le cisterne tramite la ricanalizzazione delle acque per esservi raccolte e ristabilire un equilibrio che si era dissolto con l’abbandono di questi luoghi, la fase realizzativa vera e propria ha riguardato gli ultimi tre anni. L’idea di farne una struttura ricettiva di elevata qualità è stata dettata da una richiesta proveniente dalla città di Matera, che attualmente ne è carente, anche in vista del prossimo anno in cui la città sarà Capitale Europea della Cultura. Abbiamo restituito a questi luoghi la finalità abitativa e la possibilità di potersi rigenerare attraverso il recupero di strutture abbandonate fin dagli anni 60, quando questi luoghi erano stati decretati inabitabili. Ci sentiamo come se avessimo vinto una sfida, riportando la vita in questo borgo storico».

Quali sono state le problematiche specifiche da affrontare durante la progettazione degli impianti meccanici e come sono state risolte?

«L’impianto messo in campo per questa struttura è stato il frutto di un’accurata progettazione dopo esserci confrontati su una serie di problematiche legate alla temperatura, all’umidità, al ricambio d’aria e, non ultime, a questioni di carattere ambientali e architettoniche per rispettare i vincoli. Quest’ultima è stata risolta con l’adozione del sistema VRV Daikin grazie al quale è possibile soddisfare le esigenze di comfort e benessere utilizzando uno spazio di installazione minimo e facilmente integrabile e occultabile all’interno del contesto architettonico. Col sistema VRV tutte le strutture abitative sono state rese indipendenti dal punto di vista climatico, mentre con i recuperatori di calore è stato risolto il problema del ricambio d’aria e dell’umidità in ogni unità abitativa. Abbiamo sfruttato la grande compattezza dell’unità esterna e il concetto di modularità consentendo di installare più macchine di dimensioni ridotte e rendendo l’installazione poco invasiva, praticamente invisibile. Adottando questo sistema abbiamo risolto anche le diverse necessità che presentavano i locali a seconda della loro disposizione. Infatti, soprattutto per quei locali situati nei livelli inferiori e incastonati nella roccia, è necessario riscaldare gli ambienti anche in estate, dove altrimenti l’umidità sarebbe sempre presente, mentre per quelle stanze esposte maggiormente al sole la necessità è più quella di rinfrescare. Il sistema VRV consente di climatizzare in modo differente le diverse aree con una sola unità esterna ed evitare così di invertire i cicli di produzione delle macchine».